I prodotti eno-gastronomici di una terra stupenda....

Il territorio di Cormòns si trova in una zona felice, climaticamente adatta per molti tipi di coltivazioni, ottima per la viticoltura.

Proprio in merito al vino, la città di Cormòns è abbracciata da due delle zone DOC (Di Origine Controllata) più famose della regione Friuli Venezia Giulia: la zona DOC ISONZO e quella DOC COLLIO.

Vediamo le caratteristiche di ognuna.

fonte: Consorzio Doc Isonzo

fonte: Consorzio Doc Collio

Isonzo: natura pura nel cuore dell’Europa

Isonzo, Lusinç, Lisonz, Soca: italiano, friulano, bisiaco, sloveno. Quattro nomi per 136 chilometri di rara intensità paesistica e culturale. La dimensione europea del “fiume di smeraldo” si esprime anche attraverso le sue molteplici denominazioni, in una terra che accoglie un incontro unico di geografie e di civiltà: quella latina, quella slava, quella germanica. Con le sue trasparenze calcaree, le sue gole e i suoi greti luminosi, l’Isonzo è un simbolo stesso del paesaggio delle Alpi orientali, tra Austria, Slovenia e Italia. A sud, attraversato il varco collinare di Gorizia, entra in Friuli Venezia Giulia e segna l’altopiano e la verde pianura della zona DOC Friuli Isonzo, conservando una preziosa qualità ambientale che lo accompagna sino alle foci nella splendida Riserva Naturale dell’Isola della Cona, il punto più settentrionale del Mediterraneo.

46°: la latitudine dei grandi vini

La zona DOC Friuli Isonzo si trova alla stessa latitudine del sud della Borgogna, del Cognac o dell’Oregon: una collocazione di grande prestigio vitivinicolo, valorizzata dagli ulteriori benefici di un microclima mediterraneo.

Il 46° parallelo attraverso il mondo           

Una terra nutrita dal suo fiume

La zona DOC Friuli Isonzo si presenta come un altopiano dolcemente digradante dalle colline del Collio e del Carso verso il mare Adriatico. Il fiume modella in modo dinamico questo territorio, con il suo scorrere, gli spostamenti del suo alveo, le alluvioni, il dilavamento di nobili sostanze organiche, i profondi depositi di ghiaie trascinate a valle dalle acque di scioglimento dei nevai delle Alpi Giulie. Un suolo giovane e intatto, dall’elevato drenaggio, con due sottozone pedologiche tipiche, marcate dall’Isonzo: a nord le Rive Alte, ricche di argille rosse impastate a nobili ghiaie. A sud le Rive di Giare, con terreni calcarei di ghiaie bianche frammiste a sabbie.

            Il territorio Doc Friuli Isonzo: Rive Alte e Rive di Giare

Un mite giardino accarezzato dai venti

L’altopiano dell’Isonzo è una finestra aperta ai venti d’origine marittima e continentale. La bora fredda e secca, proveniente dai Balcani, s’alterna alle brezze che spirano dall’Adriatico: una continua modulazione climatica con una prevalenza di venti freschi orientali mitigati dall’influenza del mare. Ne deriva un microclima unico, testimoniato dagli scorci esotici dei parchi secolari di Cormòns, Gradisca d’Isonzo e Gorizia, città giardino degli Asburgo e storica “Nizza d’Austria”. Un microclima che favorisce una viticoltura settentrionale con sfumature mediterranee: il buon irraggiamento solare e le sensibili escursioni termiche della zona DOC Friuli Isonzo aiutano la maturazione lenta della vite, che dà uve solide e bilanciate, ricche di gusti e di aromi.

La riva destra del fiume, in particolare l’area tra Gorizia, Farra d’Isonzo e Mariano del Friuli, spalancata alle valli prealpine slovene dell’Isonzo e del Vipacco, è più fresca con maggiore concentrazione dei vigneti a varietà bianca, che danno vini strutturati, ma di grande equilibrio anche aromatico. L’area sulla riva sinistra del fiume, più vicina al mare, ove le brezze adriatiche sono più costanti, si caratterizza per vini eleganti e di grande freschezza aromatica.

La forza della tradizione

Nell’epoca pre-romana l’Isontino è abitato dagli Eneti, “popolo omerico” migrato dal Mar Nero e già coltivatore della vite importata dai Greci. Sotto il dominio di Roma e a pochi chilometri da Aquileia, la tradizione enologica di queste terre è consolidata: lo testimonia nel 77 d.C. Plinio il Vecchio, che cita il nobile vinum Pucinum “prodotto nel Golfo del mare Adriatico, non lontano dalla sorgente del Timavo, dove matura per poche anfore alla brezza del mare” (Naturalis Historia XIV,60). Un’ulteriore testimonianza dello sviluppo della viticoltura in epoca romana giunge dal terzo secolo dopo Cristo, quando l’imperatore Massimino si serve di una grande quantità di botti e tini requisiti per poter costruire un ponte di legno sull’Isonzo e consentire alle legioni di raggiungere Aquileia allora assediata. È il XIX secolo a consacrare a livello mondiale la vitivinicoltura isontina e goriziana: una pratica che diventa metodo ed economia, portata a livelli assoluti di qualità e di efficienza dall’aristocrazia terriera mitteleuropea, forte di capacità imprenditoriali e aperta ai grandi mercati internazionali. Sono gli anni in cui dimorano in loco anche vitigni francesi e la viticoltura viene impostata secondo rigorosi criteri agronomici. Sono gli anni in cui Alberto Levi, nobile illuminato con la passione per la viticoltura, ospita nella sua tenuta a Villanova di Farra il grande scienziato Louis Pasteur, che non lontano dalle foci dell’Isonzo, compie importanti studi per combattere il calcino del baco da seta.

1891: Gorizia capitale mondiale dell’enologia

Nel 1891 Gorizia ospita il IV Congresso Enologico Austriaco, un anno dopo il 125° anniversario della fondazione della Società Agraria Goriziana, decretata dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria nel 1765. Nella “capitale” isontina, dove era già presente un Istituto Sperimentale Agrario, convengono i principali esperti vitivinicoli dell’impero, impegnati a prendere decisioni tecniche decisive per affrontare la crisi della viticoltura europea provocata dalla diffusione della filossera. Il prestigio dei molti partecipanti, la criticità degli argomenti affrontati, le moderne visione e metodologia che porteranno alla soluzione del problema, fanno del IV Congresso Enologico Austriaco il primo grande simposio mondiale del settore.

Collio: lembo d’estremo Nord Est…

…. crocevia di popoli, di culture e di vicende. Storia e confini che si spostano, si alternano, si avvicendano. Questo il palcoscenico: protagonisti la vite e il vino.

mappa della zona doc collio

Il Collio è una gemma preziosa del mondo del vino. Il territorio comprende otto dei venticinque comuni della provincia di Gorizia: Gorizia, città dalla tipica atmosfera di confine, molto amata dagli Asburgo che la chiamavano la “Nizza dell’Adriatico”, Cormòns il “cuore pulsante”, e poi San Floriano del Collio, Mossa, Capriva del Friuli, San Lorenzo Isontino, Dolegna del Collio e Farra d’Isonzo.

Riconosciuto come una delle aree più prestigiose d’Italia per la produzione vitivinicola e soprattutto per l’alta qualità dei suoi vini bianchi, unici ed indimenticabili  è un susseguirsi di dolci colline scandite da piccoli borghi con una superficie vitata di 1500 ettari a denominazione di origine controllata, divisa in micro aree dotate di propria personalità.

Brazzano: paesaggio vitato costellato da molte terrazze.

Capriva del Friuli: piccolo centro di origini antiche dove  vigneti molto prestigiosi traggono qualità anche dalla storia.

Dolegna del Collio: simbolo di dolci declivi vitati e di vasti boschi.

Farra d’Isonzo: un’isola collinare ai cui piedi scorre il fiume Isonzo.

Lucinico: antico paese medievale ai piedi del monte Calvario sulle cui pendici si adagiano pregiati vigneti.

Mossa: dove scorre il Rio Toccai che si narra dette il nome ad uno dei vini più noti del Collio, l’attuale Friulano.

Oslavia: dove tra filari di uve pregiate e vigne-giardino protagonista è la Ribolla.

Plessiva: dove le vigne tessono un mantello unico con quelle della Slovenia.

Pradis: dove i filari si rincorrono disegnati nella dolcezza dei loro profili.

Ruttars: dove le vigne esposte a mezzogiorno si estendono in ogni dove facendo da cornice al Castello di Trussio.

San Floriano del Collio: sospeso sopra le altre colline del Collio, con vigne disposte su terreni ripidi e terrazzati.

Villanova di Farra: dove tra pregiati vigneti svetta solitario il Monte Fortin.